img_20170106_172740In un freddo pomeriggio del 6 gennaio, quando le vacanze di Natale sono ormai agli sgoccioli e fuori fa freddo, cerco un po’ di consolazione. Il Natale è passato, insieme con l’influenza; il nuovo anno è arrivato, pieno di promesse, mentre io guardo con tenerezza al 2016 che mi ha vista tornare a sorridere ed amare. Guardo fuori dalla finestra della cucina, il cielo è nuvoloso e tira vento e penso a mio marito che è già tornato al lavoro, nell’ultimo giorno di queste Feste, che ho ricominciato a sentire come tali, dopo anni di noiose repliche viste e riviste. Decido allora che è un ottima occasione per preparare la torta al cacao e mi metto subito all’opera. Mio figlio di là sta facendo i compiti e penso che anche io mi riducevo sempre agli ultimi giorni. Preparo gli ingredienti e non manca nulla: 3 bicchieri di zucchero, 4 uova di cui separo il tuorlo, perché l’albume va montato a neve, con un pizzico di sale e messo poi in frigo a riposare. La frusta elettrica decide di smettere di funzionare dopo aver montato la chiara a neve, la spina non ne vuole sapere di stare ferma nell’adattatore. Invoco l’aiuto della nonna, per portare a termine il mio progetto e riuscire a far trovare la torta al cacao dopo cena al Maritino, che oggi ha messo la mia sciarpa, perché andava di fretta. Mi piace l’idea che porti al collo qualcosa di mio, per affrontare questo freddo pomeriggio di inizio gennaio. Prendo nel cassetto la frusta di metallo e inizio a montare i 4 tuorli con due bicchieri di  zucchero e aggiungo un pochino di latte per ammorbidire la massa granulosa e vederla diventare una crema dorata ed omogenea. aggiungo a filo un bicchiere di latte e un bicchiere d’olio ai 3 bicchieri di farina col lievito ed il cacao per rendere la massa più morbida e facile dal lavorare a mano. Sento che il lavoro del braccio diventa meno faticoso e la massa informe si trasforma in un impasto cremoso e ghiotto. Aggiungo l’albume montato a neve e mi diverto a vedere che è perfettamente fermo, per forza l’avevo montato con la frusta elettrica, quando collaborava ancora. Massaggio il composto con il cucchiaio di legno come mi aveva insegnato la nonna e lo verso finalmente nella tortiera, regalo di Natale anticipato, del mio dolcissimo golosone e già lo immagino mentre addenta la prima fetta di torta, con gli occhi sgranati e felici, come un bambino, mentre lo zucchero a velo gli si attacca ai baffi, lasciandoglieli velati di bianco. La torta cuoce in forno diffondendo un profumo di cose buone e genuine, che sa tanto anche di famiglia e penso, che l’anno scorso credevo che tanta felicità non l’avrei mai provata. Mio figlio mentre fa i compiti in sala, esclama “che profumino di buono!”. Mentre penso quanto sia confortante preparare qualcosa di dolce e cioccolatoso in un gelido pomeriggio invernale, la torta cresce in forno e diffonde i suoi mille profumi di zucchero cacao e uova fresche, comincio a fantasticare sui commenti dei miei uomini, quando assaggeranno la torta dopo cena e così mi ricordo che devo pensare anche a cosa preparare per la sera, che ho voglia di qualcosa di veloce e sfizioso che stasera c’è un bel film in televisione “c’era una volta in America” e non lo voglio perdere, penso che ho voglia di armonia, calore e poesia, che sono i regali che ho chiesto di trovare nella calza e che la Befana, quest’anno mi ha esaudito come non faceva da tempo.

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